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Donato Dino Cafaro

Dino Cafaro (1946-1999) era medico e psicologo. Analista di indirizzo adleriano si è formato in Italia. Fondatore e Presidente dell'ASPER, Direttore della Scuola Internazionale di Formazione in Psicosessuologia della SOPSINT (International Society of Sexual Psychology) è stato fra i terapeuti più noti in Europa. Giornalista, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di divulgazione, tra cui "Il Grande manuale di sessuologia in 2701 parole" (Rizzoli, 1989) e il "Rapporto ASPER sull' educazione e il comportamento sessuale dei giovani in Italia", Consulente del mensile "SALVE", scriveva su varie riviste. Ha collaborato con la Fiera Letteraria, l'Avanti!, Critica Sociale, Mondo Operaio e Radiocorriere TV; ha fondato nel 1976 il periodico di informazione culturale e dello spettacolo Musica d'oggi, di cui è stato direttore responsabile. Direttore radiofonico, dal 1972 ha curato, per la RAI, numerose trasmissioni ed ha scritto i testi di diversi radiodrammi e di varie riviste. Ha scritto per il teatro: Poveri di Noi (1971) e S.o.s. Oceano Noia (rappresentato nel 1972 in Canada e pubblicato nel 1976) ed ha dato alle stampe alcune raccolte di poesie. E' stato membro della SIAE dal 1974. Nel 1986 ha ricevuto il Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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AL MIO PAESE

Ormai di rado 

al mio paese torno 

cane frustato nomade astrattocrate 

nel cemento di case tra tufi 

e tra mattoni tra volti antichi 

di gente paesana giovani lucani 

sconosciuti.

Ormai di rado 

dove son nato torno 

in cerca di quei visi e di quei nomi 

accanto a focolari sempre accesi 

compagni di un'infanzia pensierosa 

tra cose amiche e bimbi già cresciuti

Ormai di rado

alla Torretta torno e a San Giovanni 

- Piazza Umberto I - da anni e anni 

ormai non gioco più 

al nascondino o a palla 

in Via Guerrazzi 

per Fora Porta è tanto che non passo

e al Casale non ci scendo più

Paese di mia madre e di mio padre 

paese di Lucania terra mite 

paese conosciuto-sconosciuto

nella Via Nova d'agosto è gente nuova 

e quei marmocchi di giovani inurbati 

a nascondino, a palla e giochi ingenui 

non ne fanno più 

e carnevale non sanno che cos'è 

Sempre di rado 

al mio paese torno 

in cerca di sapori e di ricordi

Radici salde di gente contadina 

La nebbia della diga avvolge tutto 

le porte delle case restan chiuse 

e quell'odor del pane non c'è più

Il sole resta avaro 

come al nord 

Paese, paese antico 

ti conservo 

davanti a quella porta il nonno 

più non siede 

e al sole ormai la donna 

più non cuce 

a quel balcone non s'affaccia più 

la bella del paese sospirosa 

e per le strade 

non si gioca più 

Tace da tempo anche la chitarra 

le serenate non si portan più 

Cupo silenzio 

ormai al mio paese

Vivono i morti e parlano 

di allora tacciono i focolari vecchi e nuovi 

nell'invernata stanca 

e lunga di tivù

 

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SI VIVE ANCHE COSI'

Vecchi ricordi

spazzati dalla vita di un bambino

mille illusioni nascoste velate e bruciate

e la vita

Scale da salire da scendere

ascensore anticamere porte chiuse

batticuore ansia timore

Il tuo treno corre veloce

e ad ogni stazione lasci qualcosa

perdi un poco di te

E soste interminabili attese angosce

Quando riparti è già tardi

Si corre si vive anche così

Vecchi ricordi

ormai

Passate le illusioni

inutili le attese

d'un bimbo già nonno

La tua testa canuta

e tu

cammini a ritroso

 

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LUTTO GIOVANE

Un abito

scuro

un maglione

delle scarpe

nere

Una vita

inutile

Il lutto

Lutto

di un giovane

per una donna

viva

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NATALE

E' venuto

per tutti.

Verrà

anche

per me

Natale?

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