"Chi magna pane campa, 

chi vève 'u vine nun more!!!"

La vite in Basilicata ha storia antica, se è vero, come sembra, che i greci vi importarono la pianta di Bacco sette secoli prima di Cristo. Nonostante l’assidua presenza della vite in questa regione, i vini ottenuti sono pochi. Certo però che in questo caso vale senz’altro il detto " pochi ma buoni" visto che l’Aglianico del Vulture è un’autentica gemma dell’enologia italiana e probabilmente può essere annoverata tra i migliori vini d’Europa:

rosso rubino, diventa granato con l’invecchiamento . La sua coltivazione si estenda a tutta la zona delle pendici del Vulture, un vulcano spento, che con le sue eruzioni ha contribuito a rendere il terreno adatto alla coltivazione di questa vite.

Per quanto riguarda i rossi possiamo ricordare l’Irsina e il Valbradano che ben accompagnano abbacchio e coniglio alla cacciatora, mentre tra i bianchi il Malvasia del Vulture di sapore amabile, il Moscato del Vulture, dolce, sono ottimi per accompagnare dessert e dolci .

 

Il vitigno Aglianico trionfa anche tra i vini da tavola lucani (oggi in gran parte riuniti sotto l’Indicazione Geografica Tipica "Basilicata").

Il vitigno fu importato dai Greci intorno al VII-VI secolo a.C. Insieme al vitigno i Greci introdussero anche la coltivazione della vite ad alberello che soli in tempi relativamente recenti ha cominciato a essere sostituito dal filare basso, caratterizzato da un alta densità di ceppi per ettaro

La varietà di vitigno più coltivata rimane l’Aglianico anche se sono ugualmente diffuse altre varietà quali la Canosina, l’Uva di Troia, il Sangiovese, il Montepulciano il Barbera , il Bombino il Colatamburro, la Sanginella e la Malvasia nera per le uve rosse.

Per quanto riguarda le uve bianche su tutte prevalgono la Malvasia e il Moscato cui si associano varietà quali il Fiano il Santa Sofia il Bombino bianco e il Mennavacca.